Ipotiroidismo e gravidanza

Se già normalmente le donne sono più a rischio di sviluppare ipotiroidismo rispetto agli uomini, in gravidanza questa tendenza è ancora più evidente. L’ipotiroidismo rappresenta infatti la malattia tiroidea correlata alla gravidanza più comune e colpisce dal 3 al 5% delle donne.

In gravidanza, si riconoscono due forme di ipotiroidismo:

  • l’ipotiroidismo clinicamente evidente in cui si osserva una alterazione dei livelli sia dell’ormone TSH che degli ormoni T3 e T4;
  • l’ipotiroidismo subclinico caratterizzato da un aumento dei valori di TSH ma non di ormoni T3 e T4. L’ipotiroidismo subclinico non presenta quasi mai sintomi, ma è altrettanto pericoloso.

Quali le conseguenze dell’ipotiroidismo sulla mamma e sul feto?

Se durante la gravidanza l’ipotiroidismo non viene trattato si possono verificare le seguenti complicanze:

  • ipertensione della madre;
  • distacco della placenta;
  • basso peso del bambino alla nascita;
  • nascita di feto morto;
  • malformazioni congenite;
  • emorragia post-partum.

Inoltre, il passaggio degli ormoni tiroidei dalla madre al feto attraverso la placenta è molto importante per lo sviluppo cerebrale del feto, in quanto nella prima fase della gravidanza la tiroide del feto non si è ancora sviluppata.

Da tutto questo si deduce come sia estremamente importante diagnosticare tempestivamente l’ipotiroidismo durante la gravidanza per iniziare in maniera precoce una terapia appropriata.

La diagnosi clinica dell’ipotiroidismo

La diagnosi dell’ipotiroidismo in gravidanza può risultare spesso difficoltosa, anche nel caso dell’ipotiroidismo clinicamente evidente, in quanto i sintomi che lo caratterizzano, quali debolezza, difficoltà di concentrazione, intolleranza al freddo e perdita di capelli, sono sintomi che spesso sono tipicamente presenti nelle gestanti.

Per una corretta diagnosi possono essere necessarie:

  • indagini di laboratorio per la valutazione 1) dei livelli plasmatici degli ormoni T3, T4 e TSH e 2) per la ricerca di anticorpi anti-tiroide, presenti nel caso di tiroiditi autoimmuni;
  • ecografia alla tiroide per valutarne le dimensioni;
  • analisi del contenuto di iodio nelle urine (ioduria) per valutare il corretto apporto iodico ottenuto con la dieta.

Anche le donne con ipotiroidismo già diagnosticato e trattato al momento del concepimento devono comunque sottoporsi a continui controlli del profilo tiroideo in quanto durante la gravidanza si verificano cambiamenti fisiologici che portano ad un aumento dell’attività della ghiandola tiroidea e conseguentemente del fabbisogno di iodio e che spesso richiedono aggiustamenti della dose di farmaco assunto.